Sì, viaggiare

Il tempo ci scivola per le dita. Se riuscissimo a fare tutto ciò che desideriamo forse non lo condanneremmo in continuazione. Ho sempre avuto la percezione di non avere abbastanza tempo: di studiare, di viaggiare, di leggere, di pensare, di amara, di fare insomma.

Un giorno decido di partire per l’Australia, non in cerca della terra promessa, probabilmente in cerca di tempo. Rallentare. Non avevo più voglia di vedermi scalpitare. Adattarsi a una nuova parte del mondo ti pone davanti alla sfida di ascoltare ciò che ti circonda e ciò che hai dentro. Inizia un nuovo ritmo, per me rallentato.

In questa bolla australiana ci vivo un anno, ciò che imparo meglio, paradossalmente, é scegliere, in fretta. Nel momento in cui mi sono presa il mio tempo in realtà sono diventata più duttile, più flessibile. Come uno schiocco di dita, prendere delle decisioni come mangiare pane e salame. Senza paura, senza pensare alla scelta scartata.

Bivio dopo bivio, con cazzate, sfighe, e paranoie annesse, iniziano a emergere dalle viscere le mie priorità che mi permetteranno, qualsiasi cosa accada di avere la consapevolezza dei sentieri intrapresi, di rispettarli e creare una conseguente fiducia nei passi che ho fatto.

Dopo mesi lavorati e sudati decido che la mia scelta è quella di continuare a viaggiare, in un modo o in un altro, anche quando non potrò permettermelo, anche quando sarà dura, anche non spostandomi fisicamente. Sfruttando ogni risorsa, essendo multifunzionale, srotolandomi metro dopo metro creando la mia unica e irriproducibile via della seta.

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