Il Van é uno stato d’animo

Terzani racconta che una ragazza incontrata in un ostello del sud est asiatico gli disse che il Laos non era un luogo ma bensí uno stato d’animo. Gli anni 70 sono finiti da parecchio e purtroppo la mia generazione è meno romantica e profonda di quegli hippy fricchettoni ai tempi di Terzani.
Posso peró dire che anche io viaggiando ho trovato un luogo o forse piú un oggetto, che racchiudesse tutte le caratteristiche di una condizione di vita.

In Australia il van è uno stato d’animo.

La parola van si traduce in furgone o piccolo camper, il piu delle volte sono molto caserecci. Ci si puó dormire, mangiare, viaggiare. Lo si puó comprare vuoto, significa quindi che si deve montare tutto all’interno (letto, cucina, ect), oppure lo si trova anche giá camperizzato. Dipende dal tempo, dai soldi, dalla fantasia e dalla fortuna.
Nella terra dei canguri questo mezzo è molto diffuso tra i backpackers. Con questo termine gli australiani identificano tutti noi giovani immigrati che decidiamo di infilare la nostra vita in uno zaino, venire dall’altra parte del mondo, il più delle volte lavorando in farm e vivendo in ostelli (anche quelli chiamati backpacker:bah). Non é un insulto ovviamente, si tratta piu che altro di un’etichetta di riconoscimento. Non mi é piaciuta dall’inizio. Purtroppo quando viaggi, quando ti trasferisci, non importa da quale parte del mondo tu venga, quali studi tu abbia fatto, quale sia la tua lingua madre e ancora meno quale fosse il tuo lavoro: tu sei un backpacker. Il termine ovviamente racchiude diversi significati e prerogative: spirito di adattamento pronunciato, difficoltá di produzione e comprensione orale della lingua, alta precentuale di randagismo (probabilente vivrai in un van nel bush (bosco) lavandoti nelle docce pubbliche e cucinando nel parcheggio). Si potrebbero elencare una serie di pregiudizi legati alla parola backpacker non tanto simpatici ma li lascio alla vostra immaginazione.

Il preambolo serve a descrivere il contesto in cui un backpacker che vive e/o viaggia con un van é immerso. Da chiarire che esistono le viemlegali e quelle illegali, come sempre. Si può vivere legalmente in un furgone all’intermo di Caravan Park, sono dei campeggi che solitamente fanno un prezzo scontanto per chi promette di stare per un periodo abbastanza lungo, di solito il prezzo settimanale scende se si soggiorna per piú di un mese. Si puó quindi parcheggiare il van in una specie di piazzola e usufruire dei bagni comuni e solitamente di una grande cucina comune che offre anche attacchi della corrente. Un altro modo potrebbe essere trovare qualcuno che affitta il giardino di casa, si paga una cifra modica al padrone, si dorme nel proprio van parcheggiato all’esterno della casa e si usufruisce solitamente di bagno e cucina. Non male. Un’altra alternativa é fare dei piccoli lavoretti per il padrone di casa o per il campeggio di turno e non pagare nulla, questo dipende dalla fortuna e dalla faccia tosta ovviamente.

Parliamo dell’illegale: parcheggiare il van in ogni dove senza pagare. Il rischio ovviamente che si incorre é essere beccati dai rangers e prendersi una multa. Il consiglio é trovare posti nascosti, arrivare la sera e andare via all’alba, non tirare fuori il mondo (tavoli, tavolini, sedie, cucina, armadio no non siamo in Italia). Essere discreti insomma.

Per il primo anno in Australia avevamo un van che ovviamente dopo due giorni si ruppe, lo aggiustammo e passammo del tempo insieme. Viaggiammo, ci vivemmo, diventó parte della famiglia.
Ecco, consiglio a tutti di comprare un van, e di viaggiarci.van nel bush australiano

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